Conclusione stagione 2019

Stagione 2019

si è conclusa la stagione 2019 del Ponza diving, la 29ma stagione dall’inizio dell’attività.

Le frequenti perturbazioni dei mesi primaverili ci hanno fatto lavorare inizialmente col freno a mano tirato, ma poi il vento ha girato, le “vele” si sono gonfiate e ci hanno permesso di navigare col vento in poppa!!! E ancora una volta… mare di cristallo e tuffi su tuffi nella splendida cornice estiva delle scenografie ponzesi. Full day entusiasmanti, corsi rebreather in aumento ma soprattutto l’entusiasmo di voi subacquei sono la risposta più autentica al nostro impegno e alla nostra passione. Non ci resta quindi che ringraziarvi di vero cuore di aver condiviso con noi emozioni e avventure subacquee. Vi diamo appuntamento all’eudi show 2020.

Un abbraccio da Daniela, Ciprian, Andrea e tutto lo staff del Ponza Diving!

Vi aspettiamo.
A presto

Week end Blu

Week end Blu

per scoprire ogni spettacolare angolo di Ponza

Arrivo venerdì, partenza domenica

Per godervi le Isole Ponziane e trascorrere giornate indimenticabili a bordo del Nettuno II raggiungendo i punti di immersione più interessanti e distanti, quale miglior modo se non aderire alla vantaggiosa offerta del Week end Blu?

Offerta valida fino al 01 luglio e dal 01 settembre a metà novembre 2020

2 notti in appartamento,
2 full day con pranzo a bordo

€ 210,00 Quota sub

€ 50,00 Quota accompagnatore non sub

L'OFFERTA COMPRENDE

  • Le lenzuola.

L'OFFERTA NON COMPRENDE

  • Gli asciugamani;
  • Le cene (a pacchetto in ristoranti convenzionati euro 25,00 Bevande ed extra esclusi).

Ponza
     Diving

Il Ponza diving center è situato in posizione strategica, a pochi metri dall’attracco di navi e aliscafi e proprio al centro dell’antico porto borbonico, costruito nell’anfiteatro naturale e a pochissimi metri dalla piazzetta; all’interno del locale troverete reception, deposito attrezzature, sala compressori, vasche di acqua dolce per risciacquo attrezzature, docce calde, vc e spogliatoio.

Rebreather Meeting 2019

Rebreather meeting 2019

1- 5 maggio 2019

Giunto alla sesta edizione, il Rebreather Meeting organizzato a Ponza è diventato, anno dopo anno, uno degli eventi più importanti della subacquea italiana.

Anche in questa edizione è stata registrata la presenza di importanti relatori, tra cui alcuni medici iperbarici di caratura internazionale, esploratori, progettisti e irriducibili appassionati di immersione tecnica, giunti da ogni parte del mondo.

Testo di Carlo Ravenna e Giovanni Radicella Chiaramonte, foto di Carlo Ravenna e Marco Sieni

Mercoledì 1 maggio

Prua su Ponza Porto, me ne sto in ammirazione sul traghetto proveniente da Formia. E’ ormai il crepuscolo e con la fotocamera stretta tra le dita, mi godo le ombre nere delle magiche falesie dell’isola che si gettano nel mare scuro. Il sole è una palla arancione che sta per coricarsi dietro l’orizzonte, tra mare e cielo, lasciando una lunga scia dorata che sbrilluccica sull’acqua.

Una volta approdato mi incammino verso il Ponza Diving, situato poco distante proprio sulla banchina del molo di fronte all’imbarcazione Nettuno II del centro subacqueo già colma di rebreathers. Saluto vecchi amici e conoscenti, giunti per partecipare ma anche per onorare quello che è ormai è un appuntamento fisso nel panorama subacqueo: il Meeting Rebreather Ponza, giunto ormai alla sesta edizione. Prima della cena, ci ritroviamo tutti assieme appassionatamente in una bella trattoria sul porto con vista mare. Il grande capitano Andrea Donati ci ha messi al corrente che per il giorno dopo il tempo sarà ancora buono, quindi si potrà raggiungere uno scoglio isolato, Lo Scoglio de La Botte, che risale dalle profondità del Tirreno sulla rotta Ponza Ventotene. Ma le cose stanno cambiando dal punto di vista meteorologico, infatti è previsto vento di maestrale, che arriverà con una furia molto intensa. Ma ancora bisogna capire esattamente le ore esatte della rottura dell’alta pressione e il tutto si gioca come in una partita di scacchi. Basterebbero infatti poche ore di ritardo dell’entrata della sventolata di nord-ovest per consentire ad Andrea Donati e Daniela Spaziani di organizzare un’immersione degna di questo appuntamento per il gruppone di tech divers dal palato fine. E così sarà, come vedremo più avanti.

giovedì 2 maggio

Alle 8 già fervono i preparativi. Si contano una ventina di rebreathers, forse più, e tutti indossano una muta stagna con soffici sottomuta. Già a guardare l’equipaggiamento supertecnico di tutti, dal cappuccio della muta alle pinne, viene difficile pensare che tra loro possa esserci qualche novellino dell’immersione subacquea. Infatti quasi tutti hanno migliaia di ore passate sott’acqua. Alcuni sono subacquei professionisti e nel gruppo ci sono naturalmente i relatori che interverranno nell’ambito delle conferenze pomeridiane da svolgersi dopo le varie immersioni previste, organizzate nell’ interessante contesto del Museo di Ponza Porto.

Dopo l’ancoraggio lungo le scivolate de Lo Scoglio de La Botte, si salta in acqua, uno dopo l’altro. Chi stringe la custodia sub con i flash impanati su lunghi bracci, chi brandeggia una minuscola videocamera in custodia, chi si butta addirittura con lo scooter addosso. E sott’acqua, mi godo immediatamente le planate dei tech divers ravvolti nei loro rebreathers, alcuni dei quali viaggiano rapidi in obliquo con i loro veicoli, guadagnando metro dopo metro le profondità di questo sito in un acqua che dire cristallina è limitativo, sparendo giù dove il mare si stempera in un azzurro scuro.

Un monolite scorticato dalla furia delle mareggiate, poche decine di metri di diametro e nessun ridosso sicuro. Lo Scoglio della Botte rappresenta come detto la punta emersa di un contrafforte maestoso situato poco a sud dell’asse Ponza – Ventotene (22 miglia), distante da Ponza circa 6 miglia. Le rocce si presentano per metà basiche e per metà acide, rappresentando dal punto di vista geologico un trait d’union tra le due isole. Tutt’attorno la superficie marina è subito blu scura perché il fondale sprofonda più o meno ripidamente verso gli abissi del Tirreno. Verso il mare aperto le profondità più rilevanti si registrano in direzione sud: a 6 – 7 miglia di distanza ci sono già 2000 metri, una colonna d’acqua che ancora più al largo, a circa 20 miglia, è alta 3 chilometri e oltre. Sono numeri che colpiscono se si pensa che tra Ponza e il Circeo intercorre su per giù la stessa distanza, ma il fondale fatica a raggiungere i 200 metri di profondità. È, insomma, un sito che può soddisfare le esigenze di subacquei esperti in circuito chiuso. Lo Scoglio non assomiglia a una botte ma si arrampica oltre la superficie del mare separandosi in due sommità conformate diversamente e situate a diverse altezze. Tempo permettendo, conviene ormeggiare sul lato meridionale che scende meno ripidamente, con la prua dell’imbarcazione indirizzata verso il mare e la poppa collegata tramite una robusta cima agli spunzoni della roccia emersa. Una volta in acqua, bastano due colpi di pinne per ritrovarsi in 10 – 15 metri di profondità. La visibilità è solitamente eccezionale ed è affascinante osservare con la maschera il fondale roccioso, ricoperto senza soluzione di continuità da un prato fittissimo e ispido: è costituito soprattutto dalle cistoseire, robuste alghe che amano misurarsi con la furia delle ondate, sviluppandosi di regola sulle rocce poco profonde esposte al mare aperto. Ci sono anche moltissimi sargassi. Il fondale guadagna subito metri su metri, formato da accatastamenti di macigni giganteschi e balze di roccia. Nei primi 20 metri si osservano facilmente le aplisie, dette anche lepri marine, che riescono a nuotare per brevi tratti utilizzando delle particolari espansioni corporee, i parapodi, come le ali di un uccello. Tra le rocce invase di vegetazione, in primavera e in estate compaiono le granseole e sono stati osservati più volte dei cavallucci marini. Proprio una enorme granseola mi viene mostrata da Ciprian Apopei, il fidato collaboratore di Andrea che ormai conosce molto bene le tecniche subacquee e i fondali dell’Arcipelago. Ovunque è un tripudio di castagnole, saraghi, labridi, ma alla Botte, piantata nel blu profondo d’alto mare, può capitare di vedere di tutto, anche un branco di delfini. Nel momento in cui si scende a quote più profonde è bene non “accontentarsi” di effettuare un semplice periplo dello scoglio senza sapere com’è costituito il fondale. Certamente la classica morfologia del sito a cono roccioso rovesciato invoglia a girargli “semplicemente” attorno avendo come riferimento la parete sempre sullo stesso lato, ma è bene precisare che la diversa configurazione dei versanti danno luogo a specifici itinerari. Un’immersione impegnativa ma stupefacente è quella diretta a nord, peccato che il tratto finale sia troppo profondo per una discesa in aria: la scogliera sottomarina cade a parete fino a 55 metri sulla sabbia e pinneggiando per alcuni minuti con le spalle alla Botte con lo scooter, rimanendo alti dal fondo per ottimizzare il profilo d’immersione e osservare a volo d’uccello l’ambiente sommerso, si raggiunge un meraviglioso scoglio che poggia a circa 74 metri totalmente ricoperto di corallo nero (Antiphatella subpinnata), dai rami candidi e flessuosi.

Le relazioni del Giovedì:

Il primo a prendere la parola è il Dott. Pasquale Longobardi, una eccellenza della medicina iperbarica italiana ma anche una persona squisita che non ha mancato gli appuntamenti degli ultimi meeting qui a Ponza. E naturalmente ci sono anche altre personalità di caratura mondiale. Entriamo sommariamente nel merito di questi interessantissimi incontri:

Dott. Pasquale Longobardi

Direttore sanitario del Centro Iperbarico di Ravenna e Presidente della SIMSI

Ha spiegato la scelta appropriata della miscela per migliorare l’aspetto fisiologico delle immersioni e le subdole conseguenze che si innescano respirando miscele con PPO2 (pressione parziale di ossigeno) e PPN2 (pressioni parziale di azoto) rispettivamente superiori ai valori di 1.3 e 3.6, in grado di alterare le nostre difese immunitarie. Longobardi si sofferma anche sull’importanza dei benefici di alte percentuali di elio nella miscela e del bicarbonato per una migliore deco.

Mark Powell

Istruttore CCR nonché autore del libro:
“DECO FOR DIVERS”

Nel suo intervento si sofferma sugli attuali sistemi di addestramento, che a suo avviso non producono spesso i necessari cambiamenti permanenti nei comportamenti dei subacquei. L’utilità dei refresh didattici (ripetizione di esercizi) è per Powell il sistema più efficace per consolidare le nozioni apprese.

Simon Mitchell

Professore Associato presso il Dipartimento di Anestesiologia dell’UNIVERSITÀ DI AUKLAND

Affronta il controverso tema della ricompressione in acqua, sempre sconsigliata in tutti i convegni medici dal 1976 a oggi, sostenendone l’utilità e l’efficacia laddove (le condizioni fisiche del soggetto lo permettano) non vi sia accesso a camere iperbariche entro le tre ore dall’incidente. Vale la pena entrare nel dettaglio della disamina di Mitchell: test hanno dimostrato l’efficacia della ricompressione, se effettuata tra i 30 e i 60 minuti dall’incidente decompressivo respirando ossigeno alla profondità massima di 9 metri con granfacciale, stazione decompressiva, per un primo ciclo di 30 minuti e se permangono i sintomi fino a un massimo di 90 minuti a 9 metri. La risalita è di 1 metro ogni 12 minuti. In superfice una volta emersi è necessario effettuare cicli di ossigeno di 1 ora alternati da 1 ora di aria fino alla cura definitiva in una struttura adeguata.

Dr. Massimo Pieri

DAN EUROPE

Ha effettuato un rapido intervento trattando il tema delle cosiddette MDD immeritate, cioè quelle che avvengono anche nel caso in cui venga correttamente rispettato il profilo decompressivo.

venerdì 3 maggio

Il tempo già mostra qualche nube, ma il vento è ancora debole e permette la pianificazione di un tuffo esagerato nel blu dipinto di blu, in mare aperto. Ed allora, Donati porta tutta la ciurma a fare una discesa davvero bella, che consiste nell’esplorazione di una piccola grande montagna sottomarina dove esplodono gorgonie nella varietà camaleon, che alle ponziane sono segnalate solo in specifici punti, e addirittura corallo rosso, davvero raro in questo angolo di Tirreno. E’ abbastanza recente la scoperta di questa immersione, diciamo più o meno un annetto fa. Geograficamente ricade nell’area marina di Zannone. E’ la Secca Gioia, uno dei punti più suggestivi finora scoperti nelle Ponziane nord-occidentali, che si stacca imperiosamente dal fondo come fosse una gigantesca bomba a mano sganciata dai capricci di antichi vulcani sottomarini. Non segnalata sui cartografici ed esplorata grazie alle preziose informazioni di un pescatore, la secca ha il fondo a 90 metri ed il cappello a 58 metri e la parete ad est è totalmente ricoperta da grandi rami di gorgonie rosse nella varietà bicolore, ma anche corallo rosso con i polipi completamente aperti ed un gran numero di astrospartus. Sotto poi ci sono altri massi isolati, dove ogni incontro è possibile, dai pesci luna ai San Pietro, tanto per dare due esempi eclatanti. Le foto di Marco Sieni che vediamo in queste pagine valgono più di mille parole.

Le relazioni del Venerdì:

Dr. Neal Pollock

Ricercatore in Medicina Iperbarica alla LAVAL UNIVERSITY – QUEBEC

Descrive i maggiori benefici della pianificazione di profili decompressivi difensivi (conservativi). Gli algoritmi odierni potrebbero non essere affidabili per ciascuna tipologia di subacqueo, in quanto sviluppati in maniera lineare e matematica senza comprendere gli aspetti fisiologici individuali. Nel suo intervento Pollock consiglia di evitare gli stress eccessivi da decompressione e sottolinea di essere critici sugli algoritmi che diminuiscono sensibilmente i tempi di decompressione. Consiglia di conoscere approfonditamente le impostazioni e il funzionamento degli algoritmi, la prudenza nel settaggio dei gradients factors, e di effettuare immersioni multilivello prolungando la deco oltre il tempo previsto di qualche minuto per ridurre il picco nella formazione delle bolle. Fondamentale la forma fisica.

Dr. Alessandro Marroni

Presidente DAN EUROPE

Tratta il tema della telemedicina subacquea, illustrando i progressi dei monitoraggi fisiologici subacquei ad iniziare da quelli da lui effettuati nel 1973 con Jacques Mayol (manualmente quindi senza apparecchiature), fino alle attuali nuove frontiere tramite l’utilizzo di un network di sensori sul corpo del subacqueo che trasmettono a mezzo suono dati elettrici sott’acqua con modem acustici con portata fino a 3 km. Trattasi di una nuova tecnologia indossabile con indumenti intelligenti che inglobano sensori e permettono il monitoraggio in tempo reale e la trasmissione bidirezionale dei dati fisiologici del subacqueo. In futuro il subacqueo sarà completamente monitorato e geolocalizzato durante l’immersione, potrà trasmettere i suoi dati alla barca appoggio, che nel caso potrà allertare i soccorsi. Questa tecnologia potrà essere applicata a tutte le comunità isolate, in alta montagna, e addirittura nello spazio.

Simon Mitchell

Professore Associato presso il Dipartimento di Anestesiologia dell’UNIVERSITÀ DI AUKLAND

E’ il suo secondo intervento. Si sofferma sul fattore umano nella sicurezza delle immersioni in circuito chiuso. Da una ricerca da lui effettuata gli incidenti in circuito chiuso causati da un funzionamento della macchina sono una percentuale minoritaria. La maggior parte dipende da errori e violazioni del subacqueo, specificando la differenza tra l’errore (si sbaglia volendo far bene) e la violazione (il cadere in errore consapevolmente, sperando di venirne fuori illesi). Molti incidenti dipendono pertanto da scelte errate del subacqueo fatte di proposito. Scegliere la sicurezza è un valore aggiunto, di prioritaria importanza sempre e comunque! Sottolinea l’efficacia dell’utilizzo delle checklist la cui applicazione nel campo subacqueo ha ridotto la casistica di incidenti del 36%.

Edoardo Pavia

Esploratore subacqueo e proprietario della SEA DWELLER

“Vent’anni di rebreathers e non si finisce mai di imparare”, è lo slogan della sua relazione. Il concetto del “non succede mai a me” induce pertanto a pericoli durante le immersioni con rebreather. Pavia sottolinea la fondale importanza della ripetizione e dell’addestramento, l’importanza del controllo delle componenti nevralgiche del rebreather auspicando l’introduzione di un tester per i sensori integrato nei software di gestione.

sabato 4 maggio

Già dalla notte il soffio sibilante del maestrale ha iniziato ad accanirsi lungo le falesie ovest dell’isola, ma gli effetti si vedono un po’ ovunque, si nota infatti il bollire di spumetta bianca che incresta il mare poco fuori dal porto di Ponza. Cambiano i programmi, purtroppo, ma è una scelta ponderata e inevitabile: la cena serale di gala viene anticipata e diventa un eccellente pranzo in uno dei migliori ristoranti dell’isola, con successivo rilascio di riconoscimenti e foto di gruppo, come da tradizione. Il primo pomeriggio iniziano le partenze visto che per la domenica è previsto un ulteriore peggioramento ed è addirittura in forse la navigazione di traghetti e navi veloci.

Le relazioni del Sabato:

Dr. Neal Pollock

Ricercatore in Medicina Iperbarica alla LAVAL UNIVERSITY – QUEBEC

Anche per lui è il secondo intervento. Tratta l’applicazione di profili conservativi su subacquei anziani. Secondo Pollock studi del Dan Usa e BSAC si evince che l’età media dei sub di sesso maschile in cui si registrano più incidenti in immersione è di circa 55 anni. Nelle donne subacquee si raggiunge la stessa incidenza dopo i 65 anni. Da qui l’importanza di una buona forma fisica dopo i 50 anni. Consiglia una valutazione onesta e critica dei nostri limiti ricordando che dopo i 25 anni di età perdiamo mediamente (ogni anno) l 1% della nostra capacità aerobica, forza e flessibilità muscolare. Con l’età aumenta la ritenzione di CO2 e diminuisce la nostra capacità di termoregolazione.

Bruce Partridge

proprietario della ditta canadese Shearwater

Il proprietario della Shearwater i cui computer (controller) sono installati sulla maggior parte dei rebreathers in commercio racconta i progressi fatti da quando per i primi 3 anni di attività produceva solo il controller per il Megalodon, ad oggi, con la produzione di computer controller e Nerd (dispositivo posizionato davanti agli occhi del subacqueo che permette in immersione di visualizzare i dati del computer). Le loro statistiche dicono che su circa 600 variabili di possibili malfunzionamenti solo 40 possono dipendere dal rebreather, il resto sono errori umani. Sottolinea l’importanza del continuo addestramento, della semplificazione delle tecnologie, e della loro maggiore affidabilità, consiglia l’utilizzo di check list pre dive, e la sostituzione periodica dei sensori che, se non effettuata nei termini, risulta essere insieme alla mancata apertura della bombola di O2 causa del 90% degli incidenti per i quali Shearwater ha analizzato i dati su richiesta delle autorità.

Il Meeting Rebreather numero 6 si chiude ufficialmente con un giorno di anticipo, sabato 4 maggio. Ma nella soddisfazione di tutti perché l’organizzazione è stata davvero impeccabile. E comunque, un pugno di subacquei rimasti a Ponza si sono immersi alle Formiche al pomeriggio e di nuovo, il giorno successivo (domenica 5 maggio, nel pieno della buriana ma a ridosso del porto presso lo Scoglio Rosso, rientrando poi in porto tra nuvoloni neri, schiaffi d’acqua sul viso e l’urlo del maestrale, addomesticato su questo versante dell’isola dove sorge l’abitato principale di Ponza Porto.

Ponza Diving 2019

Andrea Donati asserisce che l’importanza di organizzare il meeting, malgrado l’enorme impegno, è quella di divulgare più possibile gli studi recenti per aumentare la consapevolezza, la sicurezza e la conoscenza ai sub in CCR, attraverso la presenza di relatori tra i più importanti al mondo.

Tra i programmi 2019 del diving, sono sicuramente da segnalare le settimane delle secche per i CCR dal 02 al 07 giugno e dal 22 al 27 settembre con immersioni presso siti da esplorare davvero incredibili.

Settimane blu per scoprire le meraviglie delle isole ponziane in assoluto relax con arrivo la domenica e partenza il venerdì a euro 380;

Corsi ricreativi Padi iniziano settimanalmente e sono previsti anche due corsi istruttori, a fine maggio e fine ottobre;

A grande richiesta si organizzano corsi per rebreather JJ-CCR e assistenza autorizzata.