Rebreather meeting 2019
1- 5 maggio 2019
Giunto alla sesta edizione, il Rebreather Meeting organizzato a Ponza è diventato, anno dopo anno, uno degli eventi più importanti della subacquea italiana.
Anche in questa edizione è stata registrata la presenza di importanti relatori, tra cui alcuni medici iperbarici di caratura internazionale, esploratori, progettisti e irriducibili appassionati di immersione tecnica, giunti da ogni parte del mondo.
Testo di Carlo Ravenna e Giovanni Radicella Chiaramonte, foto di Carlo Ravenna e Marco Sieni
Mercoledì 1 maggio
Prua su Ponza Porto, me ne sto in ammirazione sul traghetto proveniente da Formia. E’ ormai il crepuscolo e con la fotocamera stretta tra le dita, mi godo le ombre nere delle magiche falesie dell’isola che si gettano nel mare scuro. Il sole è una palla arancione che sta per coricarsi dietro l’orizzonte, tra mare e cielo, lasciando una lunga scia dorata che sbrilluccica sull’acqua.
Una volta approdato mi incammino verso il Ponza Diving, situato poco distante proprio sulla banchina del molo di fronte all’imbarcazione Nettuno II del centro subacqueo già colma di rebreathers. Saluto vecchi amici e conoscenti, giunti per partecipare ma anche per onorare quello che è ormai è un appuntamento fisso nel panorama subacqueo: il Meeting Rebreather Ponza, giunto ormai alla sesta edizione. Prima della cena, ci ritroviamo tutti assieme appassionatamente in una bella trattoria sul porto con vista mare. Il grande capitano Andrea Donati ci ha messi al corrente che per il giorno dopo il tempo sarà ancora buono, quindi si potrà raggiungere uno scoglio isolato, Lo Scoglio de La Botte, che risale dalle profondità del Tirreno sulla rotta Ponza Ventotene. Ma le cose stanno cambiando dal punto di vista meteorologico, infatti è previsto vento di maestrale, che arriverà con una furia molto intensa. Ma ancora bisogna capire esattamente le ore esatte della rottura dell’alta pressione e il tutto si gioca come in una partita di scacchi. Basterebbero infatti poche ore di ritardo dell’entrata della sventolata di nord-ovest per consentire ad Andrea Donati e Daniela Spaziani di organizzare un’immersione degna di questo appuntamento per il gruppone di tech divers dal palato fine. E così sarà, come vedremo più avanti.
giovedì 2 maggio
Alle 8 già fervono i preparativi. Si contano una ventina di rebreathers, forse più, e tutti indossano una muta stagna con soffici sottomuta. Già a guardare l’equipaggiamento supertecnico di tutti, dal cappuccio della muta alle pinne, viene difficile pensare che tra loro possa esserci qualche novellino dell’immersione subacquea. Infatti quasi tutti hanno migliaia di ore passate sott’acqua. Alcuni sono subacquei professionisti e nel gruppo ci sono naturalmente i relatori che interverranno nell’ambito delle conferenze pomeridiane da svolgersi dopo le varie immersioni previste, organizzate nell’ interessante contesto del Museo di Ponza Porto.
Dopo l’ancoraggio lungo le scivolate de Lo Scoglio de La Botte, si salta in acqua, uno dopo l’altro. Chi stringe la custodia sub con i flash impanati su lunghi bracci, chi brandeggia una minuscola videocamera in custodia, chi si butta addirittura con lo scooter addosso. E sott’acqua, mi godo immediatamente le planate dei tech divers ravvolti nei loro rebreathers, alcuni dei quali viaggiano rapidi in obliquo con i loro veicoli, guadagnando metro dopo metro le profondità di questo sito in un acqua che dire cristallina è limitativo, sparendo giù dove il mare si stempera in un azzurro scuro.
Un monolite scorticato dalla furia delle mareggiate, poche decine di metri di diametro e nessun ridosso sicuro. Lo Scoglio della Botte rappresenta come detto la punta emersa di un contrafforte maestoso situato poco a sud dell’asse Ponza – Ventotene (22 miglia), distante da Ponza circa 6 miglia. Le rocce si presentano per metà basiche e per metà acide, rappresentando dal punto di vista geologico un trait d’union tra le due isole. Tutt’attorno la superficie marina è subito blu scura perché il fondale sprofonda più o meno ripidamente verso gli abissi del Tirreno. Verso il mare aperto le profondità più rilevanti si registrano in direzione sud: a 6 – 7 miglia di distanza ci sono già 2000 metri, una colonna d’acqua che ancora più al largo, a circa 20 miglia, è alta 3 chilometri e oltre. Sono numeri che colpiscono se si pensa che tra Ponza e il Circeo intercorre su per giù la stessa distanza, ma il fondale fatica a raggiungere i 200 metri di profondità. È, insomma, un sito che può soddisfare le esigenze di subacquei esperti in circuito chiuso. Lo Scoglio non assomiglia a una botte ma si arrampica oltre la superficie del mare separandosi in due sommità conformate diversamente e situate a diverse altezze. Tempo permettendo, conviene ormeggiare sul lato meridionale che scende meno ripidamente, con la prua dell’imbarcazione indirizzata verso il mare e la poppa collegata tramite una robusta cima agli spunzoni della roccia emersa. Una volta in acqua, bastano due colpi di pinne per ritrovarsi in 10 – 15 metri di profondità. La visibilità è solitamente eccezionale ed è affascinante osservare con la maschera il fondale roccioso, ricoperto senza soluzione di continuità da un prato fittissimo e ispido: è costituito soprattutto dalle cistoseire, robuste alghe che amano misurarsi con la furia delle ondate, sviluppandosi di regola sulle rocce poco profonde esposte al mare aperto. Ci sono anche moltissimi sargassi. Il fondale guadagna subito metri su metri, formato da accatastamenti di macigni giganteschi e balze di roccia. Nei primi 20 metri si osservano facilmente le aplisie, dette anche lepri marine, che riescono a nuotare per brevi tratti utilizzando delle particolari espansioni corporee, i parapodi, come le ali di un uccello. Tra le rocce invase di vegetazione, in primavera e in estate compaiono le granseole e sono stati osservati più volte dei cavallucci marini. Proprio una enorme granseola mi viene mostrata da Ciprian Apopei, il fidato collaboratore di Andrea che ormai conosce molto bene le tecniche subacquee e i fondali dell’Arcipelago. Ovunque è un tripudio di castagnole, saraghi, labridi, ma alla Botte, piantata nel blu profondo d’alto mare, può capitare di vedere di tutto, anche un branco di delfini. Nel momento in cui si scende a quote più profonde è bene non “accontentarsi” di effettuare un semplice periplo dello scoglio senza sapere com’è costituito il fondale. Certamente la classica morfologia del sito a cono roccioso rovesciato invoglia a girargli “semplicemente” attorno avendo come riferimento la parete sempre sullo stesso lato, ma è bene precisare che la diversa configurazione dei versanti danno luogo a specifici itinerari. Un’immersione impegnativa ma stupefacente è quella diretta a nord, peccato che il tratto finale sia troppo profondo per una discesa in aria: la scogliera sottomarina cade a parete fino a 55 metri sulla sabbia e pinneggiando per alcuni minuti con le spalle alla Botte con lo scooter, rimanendo alti dal fondo per ottimizzare il profilo d’immersione e osservare a volo d’uccello l’ambiente sommerso, si raggiunge un meraviglioso scoglio che poggia a circa 74 metri totalmente ricoperto di corallo nero (Antiphatella subpinnata), dai rami candidi e flessuosi.
Le relazioni del Giovedì:
Il primo a prendere la parola è il Dott. Pasquale Longobardi, una eccellenza della medicina iperbarica italiana ma anche una persona squisita che non ha mancato gli appuntamenti degli ultimi meeting qui a Ponza. E naturalmente ci sono anche altre personalità di caratura mondiale. Entriamo sommariamente nel merito di questi interessantissimi incontri:
Dott. Pasquale Longobardi
Direttore sanitario del Centro Iperbarico di Ravenna e Presidente della SIMSI
Mark Powell
Istruttore CCR nonché autore del libro:
“DECO FOR DIVERS”
Simon Mitchell
Professore Associato presso il Dipartimento di Anestesiologia dell’UNIVERSITÀ DI AUKLAND
Affronta il controverso tema della ricompressione in acqua, sempre sconsigliata in tutti i convegni medici dal 1976 a oggi, sostenendone l’utilità e l’efficacia laddove (le condizioni fisiche del soggetto lo permettano) non vi sia accesso a camere iperbariche entro le tre ore dall’incidente. Vale la pena entrare nel dettaglio della disamina di Mitchell: test hanno dimostrato l’efficacia della ricompressione, se effettuata tra i 30 e i 60 minuti dall’incidente decompressivo respirando ossigeno alla profondità massima di 9 metri con granfacciale, stazione decompressiva, per un primo ciclo di 30 minuti e se permangono i sintomi fino a un massimo di 90 minuti a 9 metri. La risalita è di 1 metro ogni 12 minuti. In superfice una volta emersi è necessario effettuare cicli di ossigeno di 1 ora alternati da 1 ora di aria fino alla cura definitiva in una struttura adeguata.
Dr. Massimo Pieri
DAN EUROPE
venerdì 3 maggio
Le relazioni del Venerdì:
Dr. Neal Pollock
Ricercatore in Medicina Iperbarica alla LAVAL UNIVERSITY – QUEBEC
Dr. Alessandro Marroni
Presidente DAN EUROPE
Simon Mitchell
Professore Associato presso il Dipartimento di Anestesiologia dell’UNIVERSITÀ DI AUKLAND
Edoardo Pavia
Esploratore subacqueo e proprietario della SEA DWELLER
sabato 4 maggio
Le relazioni del Sabato:
Dr. Neal Pollock
Ricercatore in Medicina Iperbarica alla LAVAL UNIVERSITY – QUEBEC
Bruce Partridge
proprietario della ditta canadese Shearwater
Il Meeting Rebreather numero 6 si chiude ufficialmente con un giorno di anticipo, sabato 4 maggio. Ma nella soddisfazione di tutti perché l’organizzazione è stata davvero impeccabile. E comunque, un pugno di subacquei rimasti a Ponza si sono immersi alle Formiche al pomeriggio e di nuovo, il giorno successivo (domenica 5 maggio, nel pieno della buriana ma a ridosso del porto presso lo Scoglio Rosso, rientrando poi in porto tra nuvoloni neri, schiaffi d’acqua sul viso e l’urlo del maestrale, addomesticato su questo versante dell’isola dove sorge l’abitato principale di Ponza Porto.
Ponza Diving 2019
Andrea Donati asserisce che l’importanza di organizzare il meeting, malgrado l’enorme impegno, è quella di divulgare più possibile gli studi recenti per aumentare la consapevolezza, la sicurezza e la conoscenza ai sub in CCR, attraverso la presenza di relatori tra i più importanti al mondo.
Tra i programmi 2019 del diving, sono sicuramente da segnalare le settimane delle secche per i CCR dal 02 al 07 giugno e dal 22 al 27 settembre con immersioni presso siti da esplorare davvero incredibili.
Settimane blu per scoprire le meraviglie delle isole ponziane in assoluto relax con arrivo la domenica e partenza il venerdì a euro 380;
Corsi ricreativi Padi iniziano settimanalmente e sono previsti anche due corsi istruttori, a fine maggio e fine ottobre;
A grande richiesta si organizzano corsi per rebreather JJ-CCR e assistenza autorizzata.